Narrativa per adulti: questo racconto erotico è di fantasia, destinato esclusivamente a persone maggiorenni e rappresenta una fantasia basata sul consenso.
Dopo settimane di attesa, il narratore aspetta Philipp in hotel. I messaggi diventano un incontro carico di tensione in cui la fantasia prende vita.
Indice
- Un appuntamento nato soltanto dai messaggi
- Il gioco comincia
- Sempre più vicini
- Più di un incontro anonimo
Un appuntamento nato soltanto dai messaggi
Dopo la fine della mia relazione con Tim volevo esplorare una fantasia che custodivo da anni. Conobbi Philipp su un sito di incontri. Non ci eravamo mai visti né avevamo parlato faccia a faccia; per settimane il nostro contatto rimase affidato ai messaggi, nei quali discutemmo desideri, limiti e aspettative.
Scegliemmo un hotel perché quel luogo neutrale faceva sentire entrambi più tranquilli. Inviai il numero della stanza a un amico, concordai un orario in cui mi avrebbe chiamato e tenni telefono e tessera della camera a portata di mano. Con Philipp stabilimmo che benda e collare potevano far parte del gioco, ma che nulla avrebbe ostacolato il respiro e che avrei potuto interrompere tutto in qualsiasi momento.
Alle otto mi trovavo al centro della stanza come concordato: torso nudo, occhi coperti e guinzaglio agganciato al collare senza tensione. Sentii il ronzio della porta e poi passi leggeri. Senza la vista, ogni suono sembrava più vicino e importante.
Il gioco comincia
Philipp chiuse la porta e per prima cosa mi chiese se mi sentivo ancora a mio agio. Il mio sì era nervoso, ma sincero. La sua mano si posò sulla spalla e scivolò lentamente sul petto. Tutta la tensione costruita nei messaggi divenne improvvisamente concreta. Quando mi ordinò di inginocchiarmi, riconobbi la voce profonda che fino ad allora avevo ascoltato soltanto in brevi messaggi audio.
Mi guidò verso il letto senza tirare il guinzaglio. Lì mi lasciò sollevare la benda per un momento. Quel breve contatto visivo rese la situazione più umana e mi restituì calma. Ripetemmo il segnale di stop, preparammo lubrificante e preservativi e solo dopo riprendemmo il gioco di ruolo.
Sdraiato a pancia in giù sentii le sue mani e poi un piccolo plug, inserito con lentezza e molto lubrificante. Philipp annunciava ogni cambiamento. L’abbandono mi eccitava, ma la fiducia non nasceva dal collare o dagli ordini: nasceva dalla sua attenzione ogni volta che il mio respiro cambiava.
Sempre più vicini
Philipp mi fece girare e domandò se volevo dargli piacere con la bocca. Annuii e lui sganciò il guinzaglio per non caricare il collo. Il gioco dominante rimaneva, ma sotto c’era una conversazione continua. Una mano sul suo fianco significava più piano; due tocchi significavano stop. Questo mi permise di concentrarmi completamente sulle sensazioni.
La benda rendeva ogni contatto più intenso. Sentivo le sue reazioni e, nello stesso momento, il plug amplificava ogni movimento. Quando mi diede il permesso di toccarmi, scomparve l’ultima distanza tra fantasia e realtà. Trovammo un ritmo comune e raggiungemmo quasi insieme l’orgasmo.
Dopo restammo vicini per un po’. Philipp mi portò dell’acqua, chiese come sentivo il collo e il resto del corpo e lasciò che fossi io a scegliere quando togliere la benda. L’incontro era stato intenso, ma quel momento di tranquillità mi colpì altrettanto.
Più di un incontro anonimo
La mattina seguente Philipp non era più soltanto lo sconosciuto dei messaggi. Davanti a un caffè parlammo di ciò che era stato piacevole e di cosa avremmo cambiato in futuro. Non facemmo promesse e nessuno dei due spinse l’altro a rivedersi.
Uscendo dall’hotel ero orgoglioso di non aver inseguito la fantasia con leggerezza. Avevo preso precauzioni, espresso i miei limiti e deciso in autonomia quando il gioco iniziava e finiva. Proprio per questo quell’incontro speciale era rimasto eccitante senza costringermi a cedere sicurezza o libertà.
La fiction non è una guida per incontri reali. Consenso volontario, limiti chiari, un segnale di stop sempre utilizzabile, sesso sicuro e libertà di andarsene vengono prima di tutto.
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